latte e biscotti io e mamma

Latte e biscotti

Era l'anno del Signore 1961. Era un venerd�di febbraio, pioveva e il vento soffiava forte. Finalmente il dolore era passato. Erano le sette del mattino ed io stavo immobile nel letto per fare in modo che non potesse tornare. Soffrivo da alcuni anni perch�avevo delle pietre nella cistifellea e queste, quando si muovevano, mi provocavano delle coliche. Ma adesso aspettavo il mio quarto bambino e quei disturbi erano molto frequenti.

Mio marito stava accanto a me e, guardandolo dolcemente, gli dicevo:
"Lillo, ti ricordi l'anno scorso?"
"L'anno scorso!? E che �successo?"
"Ti ricordi quanto ti volevo bene?"
"E ora?"
"Che c'entra? Si parlava dell'anno passato"

Sorrideva e rideva il mio amatissimo marito. E, quando cominciava a vestirsi, io continuavo: "Lillo, non davanti a una signora". Lui voltava la testa di qua, di l�e diceva : "Dov'� dov'�".

Ma non c'era molto da scherzare, io stavo molto male e mio marito era preoccupato. Eravamo stati da diversi specialisti, ma i pareri non erano tutti uguali. Chi diceva "si deve operare", chi no ("il bambino ne potrebbe risentire"). Ma mio marito non si fermava. A Palermo c'erano il professore Turchetti, clinico, e il professore Latteri, chirurgo, due luminari; sicuramente avrebbero fatto la diagnosi giusta. Avevamo una Fiat 1100 special, e una mattina si part� Io mi sentivo come Anita Garibaldi colpita dalla malattia, che seguiva il suo uomo e non era in grado di pensare.

Arrivati che fummo, andammo prima alla clinica privata di Latteri. La visita era prenotata e ci ricevette presto. "La signora si deve operare, e subito". Ce ne andammo dal prof. Turchetti e quello disse, sebbene non fosse un chirurgo, che la cistifellea doveva essere tolta.

Fu stabilito il giorno dell'operazione. Mio marito aveva grande fiducia, dal momento che "due menti capitali" come Turchetti e Latteri avevano detto s�

I miei figli sarebbero rimasti da mia suocera e mia mamma sarebbe venuta con me. Ma la mattina in cui si doveva partire mio figlio Salvatore aveva la febbre a 39. La mia dolce suocera disse che era un segno del destino: bisognava rimandare. Partimmo per Palermo 8 giorni dopo.

La clinica privata era bella; oltre alla stanza avevamo un bagno personale, un altro piccolo locale e una terrazza. Un giorno di digiuno e l'indomani pronta per i ferri.

Andai a farmi operare con grande incoscienza; dicevo: "Meno male che �capitato a me. Se fosse toccato a qualcuno dei miei avrei sofferto troppo".

Mio marito mi raccont�che, quando Latteri era uscito dalla sala operatoria, sembrava un macellaio, tanto era sporco di sangue. "Tutto a posto - aveva detto - la signora si rimetter�e potr�cominciare una nuova vita". Quando mi svegliai, attorno a me mia madre e mio marito piangevano.

Pass�il primo giorno. Non avevo un filo di grasso e perci�il taglio cominciava a rimarginarsi. Il chirurgo guardando diceva "che bella ferita!". Il giorno appresso domandai se per caso non avessero dimenticato di portarmi la colazione. "Stia tranquilla - mi disse Latteri - domani manger�latte e biscotti".

L'indomani si present�l'infermiera e mi chiese se avevo dormito bene.
"Certo" - risposi.
"Per la colazione dovr�ancora aspettare". "No - dissi - vada a prendere un po' di latte e qualche altra cosa. Me l'ha detto il professore".

Avevo mangiato e finalmente mi sentivo a posto.
Verso le 11 c'era la visita di Latteri col seguito di medici. Quando mi vide, disse che tutto andava per il meglio e che l'indomani avrei certamente mangiato qualcosa.

"Io l'ho gi�fatto" - risposi. Successe il finimondo. Dicevano che ero in pericolo. Medici, infermieri, flebo, tutti addosso a me. Chi mi aveva portato la colazione senza il permesso? L'unica colpevole ero io.
Ma il cielo aiuta le persone ingenue e io me la sono cavata solo con la protezione degli Angeli. Qualche mese dopo �nato il bambino.
Bello e sano. Mio figlio Cesare.

 
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